Omosessualità, un argomento delicato

Il mio quadro olio su tela “Sexual Equality” (particolare)

Oggi pare che tutti conoscano il significato della parola omosessuale. Ma forse pochi sanno che la sua definizione è recente, mentre l’omosessualità  ha origini ben più antiche. Prendiamo in esame un suo sinonimo, la parola “gay”. Dal francese antico (provenzale) gai: allegro, gaio, che dà gioiaIl suo significato nell’ottocento abbandona la sua accezione positiva, in Inghilterra servirà a indicare i bordelli, meglio note all’epoca come gay house (letteralmente casa allegra) e prostitute gay woman (letteralmente donnina allegra). Facendo una semplice ricerca su internet, anche solo di un suo sinonimo, è facile capire quanto sia controverso l’argomento, specialmente se a fianco alla parola omosessuale si legge invertito. Chi non comprende sceglie di ripristinare un tabù sull’argomento. Proprio a tal proposito  di qualche  giorno  fa è la notizia che la parola gay (letteralmente in cinese tongzhi) nella nuova edizione del vocabolario cinese “Contemporary  Chinese  Dictionary” è scomparsa, anche in Cina i suoi significati erano originariamente positivi. Il cambiamento che la parola gay ha assunto nel corso della storia sembra quasi una metafora della condizione stessa dell’omosessuale nella nostra società,  una condizione dall’origine naturale mostrata come negativa continuamente. E’ chiaro che la nostra civiltà ha subito parecchie influenze, ma una in particolare è davvero comune, la morale. Spesso però capita di considerare un  comportamento moralmente accettabile  solo perchè ci è stato insegnato, perché chi ce lo insegnava ne era fortemente convinto. Impariamo da qualcuno e dalle nostre esperienze sin da bambini,  che ci piaccia o no insomma ciò che ci circonda può influenzarci. Anche se sembra strano, capita di imparare qualcosa anche tramite la televisione, strumento dietro il quale spesso si nasconde la volontà di affascinare la massa con trasmissioni vuote di contenuti. Le persone che guardano la TV sono bersagliate costantemente da messaggi, vengono influenzate dagli sponsor e alcuni (i più maniacali) anche nel look dei loro vip preferiti. Centinaia i casi di ragazzi che hanno scelto lo stesso tatuaggio del proprio calciatore preferito. Ma se un ragazzo può essere spinto a marchiare la propria pelle con il disegno di un altro, immaginiamo quanto potere abbia chi gestisce gli “idoli”. Capace di influenzare i gusti della gente, la Tv oggi, regala ai suoi telespettatori programmi di intrattenimento, reality e talk show in quantità. Il livello è molto basso, specie di alcuni, dove spesso capita di discutere di omosessualità o di avere ospiti a rappresentanza della categoria. Mi è capitato addirittura di leggere della partecipazione a un noto reality dell’ennesimo concorrente gay che ostenta la sua omosessualità in modo esagerato.  Anno per anno una nuova persona crea il proprio personaggio, fa un po’ di soldi e ferisce la propria categoria d’appartenenza regalandone una cattiva immagine, ignorando il fatto che lui è li perché vende quella immagine variopinta. I telespettatori commentano e chi non conosce il fenomeno impara ad apprenderlo così. Tantissime persone infatti credono in quello stereotipo, credono che gli omosessuali siano tutte “checche isteriche”. Peccato perché chi si ferma a quella immagine, si dimostra diffidente, resta lontano da una realtà che non conoscerà mai perchè sarà troppo impegnato a giudicarla moralmente. Sembra assurdo ma siamo arrivati al punto che una persona può parlar male di un determinato argomento anche non conoscendolo, persino pubblicamente. Come nel caso dei commenti fatti qualche tempo fa da un celebre calciatore italiano parlando di omosessualità in una conferenza stampa. Dopo il video che ha scatenato l’indignazione della rete chiede scusa Antonio Cassano, il quale spiega che il suo tono era scherzoso, ma la Uefa decide di multarlo perché  le sue esternazioni erano davvero omofobe. Pensiamo all’esempio del ragazzo che si tatua come il suo vip preferito, possiamo affermare che un personaggio famoso può influenzare molto chi lo segue. Recente anche la notizia dell’associazione scout negli U.S.A  che ha deciso di vietare l’accesso a persone omosessuali. Un’odierna inquisizione senza capire, solo giudicando. Nessuno si ricorda quanto sia delicato l’argomento, quante sofferenze e quanta discriminazione il mondo LGBT abbia dovuto subire nel tempo, per vedersi riconosciuto il diritto di essere se stessi. Ancora una volta dimentichiamo che le classificazioni le abbbiamo inventate noi. Ogni giorno, mettendo al primo posto i nostri pregiudizi, neghiamo il diritto di esistenza a chi di fatto esiste. Siamo così impegnati a etichettare questo o quello, che dimentichiamo quanto il nostro giudizio sia passibile di errore. In un mondo in continuo mutamento, ove scoperte come il Bosone di Higgs potrebbero mettere in crisi secoli di studi e convinzioni, riteniamo davvero di avere l’autorità di puntare il dito contro madre natura? Forse bisognerebbe iniziare a guardare più spesso nel metaforico specchio del nostro animo, per comprendere che è l’atteggiamento di chiusura a essere davvero contro natura.

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