Il senso dell’arte

Al lavoro

In una società in decadenza, l’arte, se veritiera, deve riflettere la decadenza. E a meno che non voglia tradire la propria funzione sociale, l’arte deve mostrare un mondo in grado di cambiare, ed aiutare a cambiarlo.

Ernst Fischer

A molte persone capita di osservare delle opere d’arte e di non coglierne il senso. Forse accade perchè il fruitore non ha i mezzi per comprendere, quello che uno studioso d’ arte può percepire. Forse no, o meglio non sempre. Mi sono resa conto che a volte le cose sono molto più semplici di quanto si possa credere, chi ricerca la complicatezza spesso lo fa per sentirsi più capace e più dotato di altri. Prendiamo ad esempio l’Espressionismo Astratto, meglio noto come Action Painting. Il suo esponente maggiore fu Jackson Pollock. Le sue opere sono tutte incentrate sul gesto e le gocce di colore che riempiono le tele sono innovative per l’epoca. La ricerca di uno stile personale nei suoi lavori, che lo identificasse, tanto da non poterlo confondere con altri, è evidente. Ma a me pare altrettanto evidente che oggi sia troppo semplice appropriarsi di concetti e stili altrui solo perché ci si può identificare con una certa corrente artistica. Basta buttare del colore su una tela, paragonarsi a J. Pollock ed è fatta.  Altrettanto semplice è produrre immagini positive e allegre, quindi vendere solo perché ti sei fatto un nome, senza comunicare concetti troppo complicati. Tutti gli artisti iniziarono la propria carriera imparando e affinando la tecnica, per poi dipingere se stessi e la società che li circondava con un originale e proprio stile. Francis Bacon ad esempio dipingeva quarti di bue, perché viveva durante la seconda guerra mondiale e ritraeva la sofferenza, non poteva fare altro. Per me il lavoro di F. Bacon è un esempio. Credo che potrei dividere gli artisti miei contemporanei in due categorie, quelli che si sentono di far parte di una èlite e quelli che dipingono perché per loro è naturale farlo. Sinceramente comunque non credo che chi fa arte dovrebbe sentirsi superiore. A mio modesto avviso dipingere o scolpire sono pura espressione di se stessi. Un pittore può essere molto bravo, ma anche un muratore può esserlo, quindi non c’è motivo di riesumare la borghesia e le classi sociali, anche perché semmai sarebbe da lodare il muratore in quanto fa un lavoro fisico che pochi sono in grado di reggere. Mi sono imbattuta in mostre collettive ove il lavoro di vari artisti sembrava opera di uno solo, purtroppo perché una determinata rappresentazione piace e quindi la usano più persone, per vendere o per ricevere consensi dalla critica. Ma questa non è arte. Le quotazioni miliardarie per soggetti senza significato non sono arte. Questo è business. Giorni fa mi sono imbattuta in due video su youtube che hanno come protagonista Philippe Daverio, noto critico d’arte e curatore della rivista Arte e Dossier e della trasmissione d’arte Passepartout.  Nulla da eccepire sul suo lavoro, sempre preparato e di buon gusto, insomma veramente di alto livello. Peccato però per il grosso scivolone che ha fatto proprio nei video che prima mensionavo (video uno, video due) in cui, durante una contestazione, sembra perdere il lume della ragione. A Palermo gli era stato affidato l’incarico di consulente per la festa di Santa Rosalia. Durante la festa alcuni rappresentanti della popolazione palermitana lo hanno apostrofato con epiteti poco gradevoli e lui ha risposto per le rime, in modo davvero pesante. A me sembra assurdo. Una persona che dimostra tale sensibilità artistica non può lasciarsi andare in questo modo, specie se ha di fronte persone palesemente esasperate e abituate ad avere intorno un degrado profondo. Questo discorso su Philippe Daverio ha molto in comune con le riflessioni sugli artisti, perché arte per me è sinonimo di sensibilità e chi se ne occupa non si può dimostrare superficiale. Penso che il concetto di arte si sia allontanato dalla sua vera origine. Chi se ne appropria, chi dice che è il proprio campo spesso è convinto che ciò lo allontani da ciò che lo circonda. Questo è un paradosso, perché l’artista che opta per la scarsa profondità e sceglie di far parte di un sistema commerciale nel quale la sua è una produzione senza scopo, sceglie di fare il burattino remunerato. Chi ha la capacità di creare immagini in grado di comunicare qualcosa, non può non descrivere cose come il malessere sociale e il nostro ruolo di pedine del sistema o la distruzione ambientale in nome di un fittizio benessere economico. Forse stiamo sfuggendo dall’unica domanda veramente importante che potrebbe cambiare la nostra vita: cosa stiamo diventando veramente?

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