“La natura si ribella all’ignoranza” critica a cura di Benedetta Spagnuolo

Ho avuto l’immenso piacere di ricevere un testo che illustra perfettamente il  mio percorso pittorico e il progetto pittorico che ha come protagoniste le donne ammalate di cancro. Oltre a riportare il testo annuncio una novità, il progetto pittorico adesso ha un nome e si chiama “Donne senza cicatrici“, vi ricordo che il progetto è ancora in corso e visto il tema cosi importante richiede attenzione e la partecipazione di tutti coloro che sono sensibili all’argomento. Basta informarsi e condividere i contenuti disponibili su Art Glamour Shop (sulla pagina facebook e il sito) e sul blog Parola di Artista. La sua capacità di scoprire ciò che si cela dietro le apparenze è disarmante, la sua sensibilità artistica è talmente forte da trasformare i suoi testi in racconti carichi di pathos che hanno come protagonisti i suoi artisti.
Ecco il bellissimo testo firmato Benedetta Spagnuolo:

La natura si ribella all’ignoranza

Simona Ponzù Donato, classe 1983, è un’artista di origine siciliana laureata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Catania; attualmente vive e lavora in Calabria dove passa il suo tempo immersa nella natura.

Il suo percorso artistico la porta ad essere un’artista figurativa con un forte senso di ribellione e a trattare tematiche sociali; l’artista, collocandosi contro una società ottusa e cieca, cerca di spronare l’occhio dell’osservatore e dell’umanità ad una nuova visione del mondo, quella di un cambiamento innovativo e positivo verso la natura e le sue origini. L’artista utilizza per le sue tele, in maniera compatta e corposa, sia l’olio che l’acrilico. I chiaroscuri sono lievi e quasi assenti, li accenna su corpi “anonimi” per darne rotondità e non per renderli tridimensionali, prediligendo così la profondità d’animo rispetto alla profondità di ombre. Ama, in ogni modo, il concetto di spazio che è reso visibilmente profondo grazie ai vari piani pittorici ed in particolare ai pavimenti in prospettiva.

La sua pittura appare determinata e decisa grazie anche al contrasto delle tinte accese, quasi fluorescenti, con il contorno netto e deciso del nero.

Definirei “sconosciuti” i soggetti dipinti dall’artista, in quanto privi di un’identità sessuale e privi di un nome, quasi a non voler definire chi viene dipinto a favore del tema che si vuole mettere a fuoco. I temi affrontati sulla società riguardano tutti: uomini, donne, bambini, anziani, animali, piante e la natura in genere; anche la rappresentazione di un’identità apparentemente umana può rivelarsi semplicemente illusione e riflesso di una sinestesia bloccata dalla razionalità umana.

Simona infatti è molto vicina al concetto di sinestesia, dove la contaminazione dei sensi si evince attraverso l’essenza dell’osservatore fusa con quella dell’artista; la sensibilità esplode attraverso i colori.

Simona tratta il tema sociale quasi con ironia e gioca con i suoi soggetti “sconosciuti” con grande semplicità; l’artista mostra, attraverso azioni e oggetti contemporanei, una realtà cruda da dover affrontare, una realtà che può guarire grazie al contatto diretto con la propria terra e le proprie origini, un po’ come lo è stato per l’artista stessa: dal caos della città alla pace della natura, dal caos della vita alla pace dell’anima.

Un ramo del sociale, che Simona affronta nello specifico, va verso la tecnologia, quel ramo deturpante che ormai cancella la nostra vera anima; la tecnologia ruba la nostra identità, la trasforma in finzione e la sposa con il mondo. Simona risponde, con i suoi dipinti, a questo sfacelo e dimostra che, mentre il mondo fuori muore, noi umani siamo coperti da finte sicurezze, da “quadrati” tecnologici e da “lettere” su tasti.

Simona affronta un altro filone artistico sociale, quello che riguarda la donna ed una delle malattie più devastanti: il cancro. Il progetto si chiama: “Donne senza cicatrici”.

Simona dipinge, con determinazione e senza paura, un male che avvolge tante persone e nello specifico la donna. Le sue donne sono belle, eleganti, sensuali e rassicuranti, e questo nonostante il male che le affligge; le cicatrici al seno, l’alopecia o la disabilità fisica alle gambe vengono cancellate simbolicamente da oggetti di abbellimento estetico, come un rossetto, un orecchino o un mascara. Tutto questo per dire: siamo belle oltre ogni deformazione, la nostra forza è la nostra bellezza.

L’arte di Simona incolpa l’uomo di essere responsabile di un mondo che consuma la propria esistenza con ignoranza e superficialità. L’artista invita l’umanità a ritornare alle proprie origini, alla coscienza di sé e alla natura.

Simona sprona l’osservatore ad andare oltre le sembianze di un corpo, oltre la superficie di uno schermo ed oltre la forma degli occhi, e desidera percorrere con i cinque sensi un’esistenza totalmente amabile oltre ogni confine.

Simona mostra, attraverso silenzi, tutta la forza e la determinazione di chi vuole ricominciare a vivere con semplicità e non più con trascuratezza esistenziale.

Le sue tele sono il riflesso di una società che si culla di fronte al declino e che dovrebbe invece superare quella cornice superficiale.

“Donne senza cicatrici”

“Ti ho vista bella oltre ogni sembianza

La tua alta destrezza mi ha accarezzato le palpebre

Gli angoli della bocca

Sono semplici giochi da amare

E le orecchie accarezzate da dita esperte

Non sentono più discriminazione e crudeltà.

Amo ogni bellezza che vada oltre il bello

Amo te che con la forza rendi libero l’amore (diverso).”

Critica di

Benedetta Spagnuolo

http://benedettaspagnuolo.it.gg

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