Io non capisco….Loro non sanno.

Nei giorni scorsi, preso atto di ciò che sta accadendo al popolo Palestinese, ho pensato di essere parte attiva in questa vicenda e “fare qualcosa” per non stare a guardare passivamente. In questo momento per me la priorità è inviare aiuti economici a Gaza, quale miglior modo da artista, se non organizzare iniziative dove il ricavato sarà devoluto in beni di prima necessità per questo popolo?

Allora con il supporto di alcune realtà locali che si muovono nel sociale, ho ideato il 1° Concorso d’Arte Contemporanea “I Popoli che Resistono” che si lega con il Tour Calabrese “I Popoli che Resistono”, fatto di iniziative culturali itineranti in tutta la Calabria. Sebbene la partecipazione a questa iniziativa sia crescente (e ci auguriamo tutti che la partecipazione, la solidarietà e il supporto siano massime), rispetto a altre con tematiche più leggere, i numeri dei partecipanti salgono troppo lentamente per i miei gusti e mi sembra una palese dimostrazione che qualcosa non va.

Il mio carattere aperto e il mio entusiasmo mi portano sempre a affrontare ogni cosa che faccio mettendoci l’anima, coinvolgendo quante più persone posso, parlando e informandomi il più possibile, dedicandomi corpo e anima, soprattutto perché in questo momento il popolo in questione sta venendo decimato. Cosi come di regola spendo molto tempo nei social network, che sono lo spazio più diretto per comunicare con la gente.

I profili personali spesso rispecchiano le persone che li gestiscono e in casi come il mio ci si confronta con il motivo per cui i social vengono criticati aspramente, ovvero con il non senso e il vuoto di contenuti delle condivisioni senza scopo. Questo non mi abbatte, ho molta fiducia nella gente e non mi stupisce il carico di inutilità perché si sa, che i media ci stanno abituando a non pensare e se non vedo condivisioni sulla situazione Palestinese so che alla guerra ci hanno abituati e se uno non conosce l’argomento può mantenersi distante e io nel mio piccolo vorrei riuscire a cambiare le cose a far conoscere la situazione, perlomeno ad aiutare informando.

Mi sono accorta che in alcuni profili, anche di gente “acculturata” e “socialmente impegnata” non c’è nemmeno la minima traccia della solidarietà per ciò che sta accadendo in questi giorni, come se la questione Palestina non ci riguardasse, come se a noi una cosa del genere non potesse mai accadere.

C’è di peggio comunque.

C’è chi fa il solidale solo a parole e quando poi viene invitato a partecipare attivamente risponde col silenzio.

Ma la mia fiducia nel genere umano non vacilla, perché so per esperienza personale che a volte se non si viene coinvolti personalmente e accompagnati con mano si guardano le cose con un certo distacco, nel caso specifico della Palestina proprio per i motivi che ho citato sopra, ci hanno abituati alla guerra, alla violenza. Quindi non mi scoraggio e cerco di coinvolgere la gente con il mio entusiasmo e la mia voglia di fare.

Ciò che è riuscito a scoraggiarmi invece è l’atteggiamento delle altre realtà filopalestinesi italiane. Non c’è supporto, non c’è aiuto ne interesse per le iniziative degli altri. C’è diffidenza e non so cos’altro. Questo mi ferisce profondamente e personalmente, perché se si può giustificare l’ignoranza (passatemi il termine), che può essere anche dettata dalla nostro contesto sociale che ci spinge verso il vuoto, non si può giustificare l’indifferenza di chi sa.

Non capisco come sia possibile che piccoli screzi o divergenze di opinioni vincano sull’obbiettivo comune che sarebbe aiutare un popolo che al momento sta per scomparire. Non riesco a capire perché la divisione vince sull’unione. Non riesco a capire cosa c’è dietro e questa cosa mi spaventa terribilmente. Persino gli animali fanno branco di fronte al pericolo comune e noi esseri umani ancora una volta ci dimostriamo per quello che stiamo diventando, esseri carichi di rancore.

Ma onestamente ciò che mi lascia senza parole è il fatto che a me nemmeno mi conoscono, non sanno quanto carica io sia di buoni propositi e voglia di fare, non sanno che quasi stento a dormire la notte pensando a quello che sta succedendo, non sanno quanto mi viene da piangere al pensiero di quanto vuoto sia il nostro ovattato mondo occidentale, non sanno quanto sia triste per me vedere che se condivido su un social la foto del maltrattamento di un gattino avrà milioni di condivisioni e se muore un bambino palestinese invece ti scontri con l’indifferenza, non sanno eppure non hanno voglia di sapere.

Eppure Vittorio Arrigoni diceva di restare umani, tutti ci riempiamo la bocca con le sue parole, ma siamo sicuri che parole e azioni vanno nella stessa direzione?

Simona Ponzù Donato

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